STORIES: “Il Posto più bello del mondo”

9 febbraio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Pubblico con enorme piacere questa stupenda storia speditami dall’amico ” VECCHIO CERCATORE” che mi ha veramente emozionato. D’altronde il nostro fantastico hobby è sempre pieno di fantastiche sorprese…

Grazie tante Amico Mio!

Happy ILoveMDTales Hunting!

Bodhi3

“Il posto più bello del mondo”

Eravamo in un altro mondo, vestivamo con i pantaloni a zampa d’elefante e le donne indossavano minigonne mozzafiato. Le auto avevano ancora la trazione posteriore e non avevano le centraline elettroniche . Interessato all’elettronica, leggevo la leggendaria e ancora oggi pubblicata rivista “ Nuova Elettronica “. Da questa venni a conoscenza dell’esistenza dei metal detector . Subito mi buttai nell’impresa, costruendo il progetto della suddetta rivista . Naufragata subito in un metal detector funzionante ma con performance vicine allo zero. Leggendo riviste nella locale Biblioteca Americana conobbi la White’s, leader in quegli anni insieme alla C-SCOPE, nella costruzione di MD. Tralasciai l’aspetto tecnico e m’informai su chi in Italia a quei tempi distribuisse le suddette marche. Caso volle che il concessionario in città di Nuova Elettronica fosse anche distributore White’s. La cifra che spesi per acquistare il mio primo metal detector  era pari al mio prodotto interno lordo annuo compresa borsa di studio. Tuttavia ero finalmente possessore di un vero metal detector! Inizialmente, essendo poco più di un ragazzo, sognavo scoperte mirabolanti e ricche, ma dopo poco cominciai ad apprezzare di più i valori aggiunti: evasione, vicinanza alla natura, i ritmi lenti e la casualità della ricerca. D’altronde solo questi valori mi spingevano alla ricerca, facendo poche uscite all’anno a causa degl’impegni scolastici e sportivi e, per di più, in spiaggia. Le spiagge non restituivano molta contropartita in moneta ma solo ogni tanto qualche gioiello. Ma non sono qui per un escursus della mia giovinezza ma per raccontarvi di una giornata di ricerca molto particolare. Stanco di raccattare monetine da 10, 50, 100 e 200 lire, decisi di cambiare tipo di ricerca. Alcuni anni prima, con degli amici dalla spiaggia di Miliscola dove eravamo a fare il bagno, facemmo una passeggiata a piedi su Capo Misero. Mi ricordai del posto e così programmai un’uscita con arrampicata su Capo Miseno per cercare tra le postazioni anti-aeree dell’ultima guerra. In più c’erano anche piccole rovine di postazioni di avvistamento del periodo imperiale di Roma che servivano l’antico porto di Miseno. Parcheggiai al termine della strada carrozzabile con la mia Simca 1000 ereditata da mio padre, in verità non ricordo nemmeno se avevo la patente a quei tempi,  ma dalle mie parti era quasi un onore collezionare un “Articolo 80” – (Guida senza patente). Carico del metal detector e di una zappetta detta Male-peggio (perchè da un lato ti fa male, dall’altra peggio), cominciai l’ascensione verso la cima. Circa 700 – 800 metri di una mulattiera stretta e un po’ impressionante per me che soffro di vertigini. Più salivo più i rumori dalle strade e dai paesi sottostanti venivano cancellati dal frusciare del vento. Giunto in cima c’ero solo io, il vento e uno spettacolo mozzafiato: Capri, Ischia, Procida, il golfo di Pozzuoli, il castello di Baia, tutto a portata di sguardo. Dopo un po’, rientrando dalla distrazione del paesaggio, mi avventurai nello spiazzo in cima. Metto giù il metal detector, lo accendo e iniziai la vera ricerca . Vagai a casaccio intorno ad un basamento di vecchio cemento, forse sopra era appoggiata la batteria contraerea. Girai intorno a vecchie fondamenta di qualche garitta. Collezionai bossoli di varie dimensioni, anche grandi, non so dire che tipo – non ho una cultura in merito nemmeno minima – so solo che ce n’erano anche di attuali. Andai avanti così per un’oretta. Voltandomi verso Ponente a guardare il sole, che doveva attendere ancora un paio d’ore prima di andare a riposarsi, notai che si stagliava nella luce la  siluette di una figura. Controluce riuscii a capire solo che era della mia “razza”, ma sarebbe potuto  essere chiunque, anche la Sibilla Cumana, visto poi che il famoso Antro non era poi molto lontano da dove mi trovavo. Non vi nascondo l’agitazione che cercai di contenere e, come un pistolero del west, a lenti passi laterali cercai di uscire dalla situazione di svantaggio che era stare contro sole. Dopo alcuni passi la situazione migliorò e riconobbi nella figura una giovane donna, anch’ella alquanto sconcertata dalla situazione creatasi. Le permisi di avvicinarsi. Bella ! Altro che Sibilla Cumana… Una ninfa! Non potrete mai immaginare la mia faccia quando dalla sua bocca uscirono i primi suoni…. “E’ un’extraterrestre …. Non parla la mia lingua…. Che ignorante che sono… E’ inglese!”. Disse : “ What do you do ?” … (d’ora in poi traduco anche perchè non saprei scriverlo in inglese) – ” Mi hai fatto mettere paura “ . Ribattei un po’ piccato “ Anche tu e… per favore… speak slowly . .. se no non ti capisco!”. Scuotendo la chioma come onde del mare mi chiese cosa stavo combinando con quell’attrezzo. Le spiegai per sommi capi quello che stavo facendo e, avendone perso totalmente interesse,  le chiesi a mia volta cosa ci faceva li in quel posto e oltretutto da sola. Mi raccontò che era una studentessa spagnola presso l’università Federico II di Napoli e che si era data una giornata di vacanza per visitare la zona e che era abituata a vagabondare da sola. Il “cacciatore” che era in me (non “il detectorista”) prese il sopravvento e cominciai a fare il cascamorto. Improvvisandomi guida cominciai a indicarle tutto quello che vedevamo intorno a noi. Ischia con il monte Epomeo,  Monte nuovo ad Arco Felice,  intrattenendomi sulla sua apparizione circa 1300 anni prima per un fenomeno detto bradisismo e le indicai le zone di mare in cui c’erano insediamenti sommersi . Lei m’interruppe e con uno sguardo che diceva “ non ci provare sono più esperta di te a questo gioco” mi chiese di farle vedere come funzionasse il metal detector e passammo un’altra mezzora a scavare inutili bossoli. Ormai il sole stanco si apprestava a tuffarsi nel mare e le consigliai di avviarci giù per la scarpata perchè con il buio la discesa sarebbe potuta essere pericolosa. Giunti all’auto le chiesi se voleva un passaggio , perché io rientravo in città. Accettò. Non feci nessun tentativo da farfallone , era stata troppo chiara ed io ero e sono un bravo ragazzo. Così, parlando dei suoi studi e dei nostri viaggi, la accompagnai alla metropolitana e ci salutammo con un’innocente bacio. Certo, chi se l’immaginava? Un  tesoro l’avevo trovato ! Ma non sapevo ancora quello che mi aspettava … La mia ragazza la sera mi guardava in modo strano e a un certo punto mi chiese “ Come andata con il cerca metalli ?” . Ed io già insospettito “ Bene!? “. Non si era mai interessata! Che fiuto queste donne. Dopo qualche secondo guardandomi ancora più indagatrice sbottò  ” e chi era  la tipa che hai baciato vicino alla metro “……. Per  decenza dirò che non si può fare uno starnuto che lo sa tutta la città e mi vidi costretto a raccontare tutta la storia che, per quanto inverosimile, era l’unica plausibile. Fortuna volle che, anche se con riserva, fui creduto. Immagino chi possa essere stato a fare la spiata …. Ma ancora oggi non ho gli ho detto niente per non sciupare un bel ricordo.

Il Vecchio Cercatore

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THEORY: Suono di Soglia e Iron Masking

8 febbraio 2010 bodhi3 Lascia un commento

L’amico MAUROKI, nel Forum Metal Detector Marche, mi chiedeva se ci fosse una differenza in termini di prestazioni nell’utilizzare alternativamente:

a) il suono di soglia attivo e la discriminazione attiva sul ferro

oppure

b) nessun suono di soglia e discriminazione disattivata con multitonalità

Ecco la mia risposta…

L’utilizzo del suono di soglia di solito è legato alla segnalazione del RIFIUTO di target da parte delle impostazioni del discriminatore.

In realtà, la frase precedente, anche se complessivamente corretta, forse è stata un po’ frettolosa. In effetti l’utilizzo AVANZATO del suono di soglia non si limita, come ho sinteticamente riportato prima, nel segnalare l’avvenuta discriminazione di un target attraverso il suo AZZITTIMENTO.

Questo è solo il modo BASE di far uso dell’informazione che ci da il suono di soglia, ovvero quello più immediato e facile da apprezzare.

Ma ci sono, se ci riflettiamo bene, TANTE altre informazioni in più che ci da il suono di soglia. Te ne faccio solo un paio di esempi spero abbastanza illuminanti:

1) Una soglia non costante e stabile ma continuamente interrotta da segnali non collegati ad alcun target indica una macchina che, o perchè sta usando impostazioni troppo “spinte” per il terreno in cui si opera o per colpa delle interferenze elettromagnetiche esterne (tralicci, motori elettrici, generatori etc), è diventata instabile.

2) Il suono della soglia può prendere,durante la spazzolata, delle “derive” in aumento o in diminuzione (sia come timbro che come volume): cosa significa? Significa che il livello di mineralizzazione sta cambiando in maniera corposa e che quindi, per prima cosa, forse è meglio se modifichiamo il SAT Speed  per “stare al passo” con queste variazioni e, cosa ancora più importante, sarebbe il caso di misurare l’effettiva mineralizzazione del terreno (ebbene si… il V3 è uno dei pochissimi metal al mondo che vi può dare questa informazione in modo chiaro e corretto) per prendere in considerazione l’utilizzo di altri settaggi o, in casi estremi, l’adozione di un’altra piastra.

Ci sono poi delle “correnti di pensiero” (e anch’io tutto sommato vi aderisco) che sostengono che l’ammutolimento del suono di soglia sia effettivamente più “reattivo” dell’emissione, come dicevi tu, di un tono basso fatto attraverso il circuito di discriminazione lasciato “aperto”.

Chi sostiene questa tesi, porta poi un’ulteriore considerazione a favore dell’uso del suono di soglia come “indicatore del target sottoposto a discriminazione”: pare che la maggior parte dei metal che utilizzino questo sistema facciano in modo che la segnalazione di target “ACCETTATO” abbia una PRIORITA’ MAGGIORE rispetto alla segnalazione di target “RIFIUTATO” con l’ammutolimento della soglia mentre, ovviamente la segnalazione del target FERRO con suono Basso (sarebbe quindi comunque ACCETTATO” avrebbe la stessa priorità del primo caso.

E’ più facile da far vedere che non da scrivere… :D

Cerco di usare esempi più facili.

Caso “A”

Immaginiamo che il metal sia impostato così:

- FERRO “RIFIUTATO”
- TUTTO IL RESTO è “ACCETTATO” e, per semplicità, produrrà un BEEP MEDIO o ALTO a seconda del materiale.
- Suono di Soglia: ATTIVO
- Regola: Il Suono di Soglia diventerà muto quando la piastra passa su un target RIFIUTATO (in questo caso…FERRO).

Bene… Immaginiamo di iniziare a spazzolare…

Sentiremo il suono di soglia costante mentre muoviamo la piastra sul terreno.

Ad un tratto la piastra passa su un pezzo di ferro e, come detto, la soglia si zittisce velocemente… per poi, dopo aver sorpassato il target, riprendere il suo suono familiare.  (“MMmmmm…” – Penseremo subito – “Bene! Siamo in Zona Calda!”)

Ora, immaginiamo questa situazione classica…

La piastra passa su un pezzo di ferro e, dopo pochi cm, passa su un target buono.

Cosa accade? Semplice… Per un istante la soglia si zittisce (per colpa del ferro) , il metal perderà sensibilità elettronicamente per una frazione di secondo(proprio per la sua stessa progettazione), farà BEEP! per segnalare il target “valido”, altra perdita di sensibilità elettronica di PERIODO MAGGIORE per garantire sia all’operatore un maggior tempo di riconoscimento della “preda” che al metal di non essere “confuso” da altre segnalazioni contrastanti.

Per fortuna che i due oggetti non erano TROPPO vicini e il discriminatore è riuscito a segnalarci il target buono in tutta tranquillità.

Caso “B”

- FERRO “ACCETTATO” e che suoni con suono BEEP “BASSO” tipo “BONG!”
- ANCHE TUTTO IL RESTO è “ACCETTATO” e, per semplicità, produrrà un BEEP MEDIO o ALTO a seconda del materiale.
- Suono di Soglia: DISATTIVATO

Il metal è silenzioso…

Muoviamo la piastra godendoci l’assoluta quiete della campagna… Bello no?

Ad un certo punto la piastra passa sopra ad un ferro: “BONG!” e poi torna il silenzio… (“Oyeah…” – Penseremo subito – “Bene! Anche qui siamo in Zona Calda!”) :D

Ora ripetiamo l’esperimento precedente… La piastra passerà quindi prima sul ferro e poi su un altro target NON ferroso…

Silenzio…. BONG!… Silenzio….

Oh cacchio! E il BEEP??? Dov’è finito stavolta il BEEP del target buono?

Bhè, la prima segnalazione è stata correttamente effettuata (BONG!), poi la macchina è diventata insensibile per un periodo di tempo più lungo perché deve passare attraverso l’identificazione, magari anche attraverso il sistema VDI, attivare il discriminatore, passare al vaglio del sistema multitonale, produrre il BONG!!! abbastanza a lungo perché l’operatore lo senta senza possibilità di errore, perdere sensibilità per un periodo X che impedisca al metal di essere confuso da una nuova segnalazione potenzialmente non valida (ricordiamoci che ora, ACCETTANDO tutto) abbiamo detto al detector di assegnare al ferro LA STESSA PRIORITA’ DI IMPORTANZA che ha il NON FERRO…. Quindi non ci sarà più il “DUE PESI E DUE MISURE” del caso “A”.

E’ ovvio che, se c’è abbastanza spazio e/o la velocità di spazzolata è ottimale e/o la piastra è quella “giusta”, il metal riuscirà in entrambi i casi “A” e “B” a segnalare  entrambi i target. Il mio esempio infatti riporta un classico caso da scuola più che una realtà universalmente valida.

Concludendo è possibil sintetizzare il tutto in una frase un po’ tecnica: “L’iron masking prodotto dal target ferroso che viene ACCETTATO sarà sempre più intenso di quello relativo al medesimo target che però viene RIFIUTATO e segnalato dal semplice ammutolimento della soglia”.

Happy Threshold Hunting!

Bodhi3

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THEORY+DFX+XLT+V3: S.A.T., Sweep, Recovery e AUTOTRAC Speed

3 febbraio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Riporto qui alcuni quesiti posti dall’amico MAREAMAREA circa la Self Adjusting Threshold (SAT), la Recovery Speed e il Bilanciamento del terreno.

Ho aperto questa discussione, per rimarcare meglio i concetti su questi 4 parametri: Recovery Speed, Recovery Delay, Sweep Speed, SAT. Possono interessare maggiormente a chi usa i Whites, ma sono intrinseci nel software di ogni metal non programmabile (Bodhi3 mi corregga sè dico inesattezze).

Ciao Mario!

Innanzitutto diciamo che Recovery Speed e Recovery Delay sono la stessa cosa. Nel Vision V3 hanno semplicemente cambiato dizione da Speed a Delay ma il succo non cambia. Effettivamente questi 3 parametri interessano tutti i metal detector. Ahimè ci sono MD che possono permettere all’operatore di intervenire con delle correzioni automatiche o manuali, altri invece che sono FISSI su valori preimpostati dalla fabbrica.

Solo ora, vengo a conoscenza che il comando Recovery Speed è identico al Recovery Delay, cambia il nome, ma la funzione è la stessa.ossia :Velocità di recupero(identificazione del target in quel determinato istante). Suppongo che questa caratteristica del Recovery, più o meno sviluppata sia legata allo sviluppo più o meno sofisticato dell’ hardware del metal, e alla velocità di elaborazione del processore. Correggetemi se sbaglio !

Bravo… Vedo che le nostre chiacchierate su Skype portano grandi risultati!

La Recovery Speed in senso ampio indica la velocità con cui il nostro amato MD riesce ad essere nuovamente in grado di segnalare un target dopo averne segnalato un altro. Come scrissi un po’ di tempo fa, dovete sempre tenere conto che, in modalità MOTION/DISCRIMINATION, quando un metal rileva e segnala un target (che sia o meno discriminato), esso è progettato per perdere immediatamente sensibilità onde evitare, venendo immediatamente a contatto con altri target magari di diversa natura, di dare segnalazioni anche contrastanti che possono confondere l’operatore. E’ ovvio che, più è lunga la durata di questo “stordimento”, maggiore è la possibilità che si perdano target che si trovino in prossimità del primo rilevato. Se invece il periodo di “desensibilizzazione” è troppo breve può accadere che:

1) Il medesimo target, specie se non troppo piccolo, venga segnalato più volte causando ovviamente confusione

2) Che la segnalazione sia così breve da essere confusa con un falso segnale

E’ ovvio che la Recovery Speed è legata anche ad altri fattori critici del metal detector, sia legati all’elettronica, sia alla meccanica, sia all’operatore umano.

Una implementazione elettronica della Recovery rapida, equilibrata ed efficace permette una migliore separazione dei target ed una diminuzione del cosiddetto IRON MASKING.

Parlando di meccanica invece, la dimensione della piastra, la sua forma e la sua tipologia, ovviamente influenzano la resa della recovery. Legato a questo c’è il fattore umano, con la velocità di spazzolata. Bisogna infatti cercare di spazzolare ad una velocità corretta per tentare, per quanto possibile, di arrivare ad un tempo/spazio di recupero ottimale.

Passo al secondo punto che è quello dello Sweep Speed (velocità di spazzolata) o meglio chiamarla come dice Bodhi3, “boost del Ground Filter” ossia l’ottimizzazione della velocità per rendere efficace l’attvità di quel determinato filtro funzionante in quel momento.

Faccio un esempio pratico semplice (alla Bodhi3 ) : Se piove a dirotto

(filtri) ho bisogno di aumentare la velocità del tergicristallo per vedere meglio attraverso il parabrezza.

Bravissimo Mario! Il parametro Sweep Speed (SS) è senz’altro meglio vederlo come se fosse un “POTENZIATORE DEI GROUND FILTERS”. Come molti sanno, all’aumentare della mineralizzazione nel terreno, è opportuno aumentare di conseguenza il numero dei filtri applicati (il cui funzionamento è stato ampiamente trattato nel mio blog). La conseguenza diretta è che, per ottenere un funzionamento efficace al top, la macchina richiede un aumento di velocità della spazzolata. Ma cosa posso fare in condizioni di elevato inquinamento da immondizia ferrosa o in spazi angusti dove non è possibile “agitarsi” più di tanto? Bhè, le soluzioni possono essere 2…

La prima soluzione passa attraverso l’adozione di una piastra più stretta di quella standard. Tale soluzione geometrica comporta che la velocità con cui il target passerà sotto la piastra (Velocità=Dimensione Piastra diviso il Tempo di Passaggio del Target sotto la stessa) aumenterà rendendo dunque più efficace il filtraggio.

L’altra soluzione è di tipo elettronico: i DFX/XLT/V3 permettono di migliorare la resa dei filtri agendo sul parametro Sweep Speed che permette, tecnicamente, di regolare l’ampiezza periodale di campionamento del segnale. Valori minimi permettono un periodo di campionamento del segnale più esteso, valori massimi restringono questa “finestra”. Ciò si traduce, in parole povere, nella “simulazione elettronica” di una piastra più o meno piccola e quindi, pensando a ciò che ho scritto prima, più o meno performante a seconda del filtraggio applicato.

Chiarito a mio modo, questo concetto, passo al punto SAT, quello che potrebbe confondere le idee, almeno le mie le ha confuse.

Cosa è la SAT:SAT SPEED (velocità della soglia autoregolante)

Serve a regolare la velocità del bilanciamento automatico effettuato dal M-D

Usare numeri bassi per un movimento lento della piastra.

Usare numeri un pò più alti per un movimento normale della piastra ( circa 60 cm al sec ).

Usare numeri più alti per un movimento veloce della piastra.

Ahimè, come ti dicevo questa mattina su Skype, qui c’è un pochino di confusione.

La SAT (Self Adjusting Threshold) Speed NON REGOLA la velocità del bilanciamento automatico del terreno effettuata dal MD.

Dovete tenere sempre a mente che il suono di Soglia (Threshold), mano a mano che si spazzola, può prendere delle “derive” rispetto al suo valore medio, a causa di variazioni della mineralizzazione, dell’interazione con target ACCETTATI o RIFIUTATI e della eventuale presenza di interferenze elettromagnetiche. I vecchi modelli di MD di solito disponevano di un pulsantino (o di un “grilletto”) che permettevano all’operatore di resettare manualmente la soglia al suo valore medio. I Metal dotati di SAT possono invece occuparsi in maniera totalmente automatica di questa noiosa incombenza. E’ ovvio che in condizioni di maggiore variabilità delle condizioni di mineralizzazione o in posti dove ci sia parecchia immondizia, sarà utile aumentare il valore di questo parametro per fare in modo che la soglia “tenga il passo”. Parimenti, in condizioni più tranquille, è meglio abbassare tale valore per non sovraccaricare la macchina inutilmente.

Questa è la terminologia ed il significato, ma mi chiedo la SAT ha una relazione con la SWEEP SPEED?

Non penso siano la stessa cosa !

Regola la velocità di bilanciamento del metal, ossia regola con che frequenza il metal si bilancia nell’arco di un tempo stabilito ?

Ossia in un minuto il metal si bilancia 2 volte ?

Quindi il movimento più o meno veloce della piastra, può inficiare il corretto bilanciamento?

Mi pare che non ci siano correlazioni tra SWEEP SPEEED che serve per una cosa e SAT !

Possiamo dire che non ci sono relazioni dirette tra SAT e Sweep Speed. E’ ovvio però che ci possono essere effetti derivati dalle variazioni di questi parametri.

Colgo l’occasione per ricordare che la gestione automatica del bilanciamento del terreno, nei metal White’s, è affidato al cosiddetto AUTOTRAC. Esso, almeno in alcuni modelli, è addirittura programmabile nel senso che è possibile impostare una sorta di velocità di bilanciamento del terreno. Questo termine (Velocità) è però stato usato a sproposito perché tale concetto è legato al tempo mentre invece l’AUTOTRAC SPEED si basa su un fattore ben diverso.

Faccio alcuni esempi prima di entrare nel dettaglio…

Immaginiamo di spazzolare alla nostra velocità abituale e di aver impostato l’AUTOTRAC SPEED ad un valore pari a 10 (valore inventato!). Se abbiamo la possibilità di impostare anche la funzione TRACK VIEW (DFX/XLT/V3), il metal ci segnalerà sul display (con la scritta TRACK) quando sta materialmente ri-sintonizzandosi con il terreno. Immaginiamo che tale segnalazioni compaia circa ogni 5-6 secondi. Ora, se raddoppiamo il valore di AUTOTRAC SPEED ci potremmo aspettare di veder apparire la scritta TRACK non più ogni 5-6 secondi ma dopo 2 o 3… E invece…

E invece magari continua ad apparirci dopo 5-6 secondi… Ma allora questo AUTOTRAC SPEED come funziona?

Funziona semplicemente modificando la soglia minima di variazione con cui “scatta” la procedura di ri-bilanciamento automatico. Mi spiego meglio. Con valori di A.S. bassi, il Metal Detector rieffettuerà il bilanciamento solo se esso rileva una variazione RELATIVAMENTE GRANDE nella mineralizzazione del terreno. Con valori di A.S. elevati invece il metal sarà sensibile anche a variazioni minime. Come dire che è possibile impostare la “tolleranza” del metal a queste variazioni. E’ ovvio che, all’aumentare del valore di AUTOTRAC SPEED, è PIU’ FACILE E FREQUENTE che il metal rilevi minuscole variazioni di mineralizzazione, facendoci quindi credere che è AUMENTATA LA VELOCITA’ DI RI-BILANCIAMENTO. Semplice no? Ecco perché, in condizioni particolari (leggi dove la mineralizzazione è sostanzialmente costante o quasi nulla) variare questo parametro, come nello stupido esempio che ho fatto prima, potrebbe non sortire alcun effetto.

Happy TrackThis Hunting!

Bodhi3

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V3+DFX: VDI=+95, BOTTLECAP & HOTROCK REJECTION

31 gennaio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Un amico, possessore di Spectra V3, mi ha posto qualche domanda circa l’utilizzo o meno della funzione TX Boost in condizioni di mineralizzazione medio-alta, sul VDI=+95 e sulla relazione tra BOTTLECAP e HOT ROCK REJECTION e profondità di ricerca.

Per comodità e per essere utile ad un numero maggiore di utenti, riporto qui la mia risposta:

—————————–

Innanzitutto, con una condizione del ground piuttosto mineralizzata è difficile, se non impossibile, che il TX Boost non faccia impazzire il V3. D’altronde nel manuale è scritto molto chiaramente che, in caso di terreno mineralizzato, il TX Boost potrebbe essere inutile se non dannoso.

Parlando invece del VDI= +95, esso ti può indicare sostanzialmente tre cose:

1) Una Hot-Rock, ovvero una roccia con una concentrazione anomala di minerali ferrosi (es. pezzo di carbon coke, porcellana, etc). In questo caso il valore VDI teoricamente “ballerà” tra valori molto negativi (-95, -94, -93 e molto positivi +95,+94,+93). Ricordate sempre di non pensare alla scala dei VDI come se fosse un segmento con -95 all’estrema sinistra, 0 al centro e +95 all’estrema destra. Fate uno sforzo di immaginazione e cercate di pensarlo come UNA CIRCONFERENZA dove -95 e +95 sostanzialmente si toccano. E’ quindi possibile che un valore di un target rilevato vicino ad un estremo (immaginiamo +94, +95 etc) possa anche “sforare” verso valori negativi (-95, -94 etc). Quando la macchina si accorge di questo strano comportamento mostrerà semplicemente il valore +95 come rappresentativo di questa situazione particolare.

2) Un target, al 90% NON FERROSO, molto profondo, in condizioni di mineralizzazione non trascurabile. Questo perchè, nel caso in cui un target sia così profondo da rendere quasi impossibile l’identificazione anche per colpa del disturbo della mineralizzazione del terreno, il V3 (e prima di lui l’XLT e il DFX) preferisce darti una sorta di allarme (+95). Per la serie… Io ti dico che c’è qualcosa la sotto, non riesco a capire bene cosa… poi vedi tu…

3) Un falso segnale dovuto ad un eccesso di impostazioni (RX Gain etc)

Per distinguere i tre casi c’è un sistema…

Se ripassi la piastra sopra più volte e continua a darti +95… Potrebbe essere o il caso 1 o il caso 2… Il caso 3 si esclude perchè i falsi segnali non si ripetono (almeno al 95% dei casi).

Ora, per distinguere tra caso 1 e 2 non è così complicato.

Se il profondimetro ti da un valore non eccessivo, nel senso che il target non è tanto profondo, allora c’è una concreta possibilità che sotto terra ci sia una hot-rock. Consiglio? Mmmm…. puoi anche lasciarlo perdere…

Se invece la profondità è superiore, diciamo, ai 20-25 cm, bhè, è molto probabile che sia un target non ferroso non identificabile. Consiglio? Scava!

Passiamo ora a parlare dei parametri BOTTLECAP REJECTION e HOT ROCK REJECTION e la loro relazione con la profondità.

Già tempo fa affrontai l’argomento nel mio blog. Lo ripropongo qui sintetizzandolo il più possibile senza, spero, perdere di chiarezza.

Il BOTTLECAP REJECTION (BR) è un parametro che permette di contenere, almeno stando al suo nome, la possibilità che il metal venga ingannato dai tappi di bottiglia che, per il materiale che li compone e per la loro forma discoidale, possono essere segnalati come target “dubbi” tra il buono e il non buono e quindi non correttamente rifiutati dal programma di discriminazione impostato. E’ il classico “Spalmarsi” di valori VDI rilevati tra i valori negativi e positivi che rende meno efficace la corretta discriminazione dei tappi di bottiglia. Il BR permette di accentuare la parte ferrosa (VDI negativi) della segnalazione, garantendo quindi una migliore discriminazione del target. Attenzione però che, in condizioni di significativa mineralizzazione del terreno, con un livello impostato di Ground Filtering piuttosto sostenuto, che quindi potrebbe non permettere una perfetta separazione tra segnale riveniente dai target e quello del terreno, oggetti come piccoli gioielli in oro o monete in nickel possono generare segnalazioni VDI “spalmate”. Ecco quindi che un valore troppo elevato di BR può farci perdere tali bersagli.

Il Parametro HOT ROCK REJECTION (HRR) invece ha a che fare con il sopra citato VDI=+95. Questo VDI, come ho scritto sopra, è utilizzato in modo particolare dal Metal Detector. Può infatti indicare o una Hot-Rock o un target non ferroso molto profondo di incerta identificazione. Nel DFX, l’HRR può assumere un valore tra 0 e 20 (nel V3 non so). Impostandolo tra 0 e 9 le Segnalazioni HotRock verranno  accettate con gradualità decrescente. Impostando a 10 le Segnalazioni verranno semplicemente ignorate ovvero NE Accettate NE Rifiutate. Aumentando il valore (11-20) il grado di rifiuto aumenterà fino al massimo.

Vi chiederete, qual è l’utilità di questo parametro? Innanzitutto, in terreni letteralmente infestati dalle hot-rock (in Italia, però non è una condizione così frequente), l’impostazione HRR=10 (ignora) permette un minore impatto del cosiddetto “iron masking” delle medesime hot-rock su target potenzialmente validi.

In terreni dove le hotrock non rappresentano un problema, l’impostazione HRR tra 0 e 9 può impedire che il discriminatore “abbatta” i segnali rivenienti da target non ferrosi molto profondi in condizioni di mineralizzazione moderata e alta. Viceversa, se eccediamo con l’impostazione dell’HRR (leggi da 11 a 20), se da un lato contrasteremo in maniera più drastica le hot-rocks, dall’altro rischieremo anche a sopprimere le segnalazioni rivenienti da target buoni molto profondi che tenderanno ad essere indicati con +95 e valori nel suo intorno. Per concludere quindi, un HRR=20 non solo “DESENSIBILIZZA” il VDI=+95 ma anche i valori li intorno (+/-94, +/-93… Ricordate che la scala VDI è una circonferenza?)

Ecco quindi spiegata la relazione tra Hot-Rock Rejection e perdita di profondità verso target buoni.

Happy GetTech Hunting!

Bodhi3

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TEST: Seconda prova della SEF 15×12 con White’s DFX

26 gennaio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Questo sabato, giornata stupenda, ho effettuato la seconda uscita Test con la SEF 15×12 montata sul mio DFX.

La prima parte della mattinata si è svolta su un terreno arato, leggermente sabbioso, pochi sassi sepolti e mineralizzazione media; la seconda parte su un campo da pascolo con manto erboso basso, pochi sassi sepolti e mineralizzazione medio-alta. In entrambi i casi mi trovavo abbastanza vicino (circa 100 metri) ad un terreno dove si stavano svolgendo voli d’addestramento con piccoli elicotteri civili (ddu’ cojoni… un casino che non immaginate…)

Come la scorsa volta, ho iniziato prima a cercare caricando il programma di fabbrica RELIC. Quando devo testare un nuovo accessorio mi piace sempre partire da impostazioni “conservative” per vedere come se la cava in condizioni di relativa rilassatezza. Il peso (circa 700 e rotti grammi) della piastra si è rivelato più gestibile, forse grazie all’”allenamento” della settimana scorsa, al fatto che avendo preso un po’ di dimestichezza con la piastra tendevo a tenerla ancora più vicina al terreno (sforzando quindi di meno il polso per evitare il minimo contatto con gli ostacoli) ma soprattutto al fatto che ho imparato che questa piastra può (secondo me DEVE) essere mossa più lentamente delle altre.

Quello che ho appena detto contraddice in pieno la teoria del metal detecting che dice che sono le piastre piccole che possono essere usate lentamente senza perdere efficacia (chi legge il mio blog sa il perchè) mentre le più grandi andrebbero mosse con più brio. Il bello è che la SEF 15×12, anche a muoverla non troppo rapidamente, si rivela assolutamente performante permettendomi quindi di non affaticarmi troppo durante la spazzolata.

E’ ovvio, prevengo i vostri commenti, che aumentando la velocità di spazzolata le prestazioni aumenteranno leggermente, ma per ottenere quel pollice in più di profondità, vi costerà un bello sforzo… Decidete voi…

Come dicevo, i primi test sono stati effettuati su un campo arato. La dimensione delle zolle di terreno non era eccessiva ma comunque non si trattava di un terreno “piatto”. Normalmente sui campi arati le piastre grandi soffrono un po’ perché, non potendo seguire il profilo delle zolle in maniera aderente come è possibile fare con piastre più piccoline, siamo costretti a tenerle leggermente sollevate perdendo di profondità. In questo caso, per fortuna, le generose dimensioni della SEF 15×12 compensano almeno in parte questa perdita di profondità.

La stabilità della piastra anche stavolta è stata superlativa. Ho testato il mio DFX su quel terreno non solo con alcune Factory Preset (Relic, Jewelry e Jewelry/Beach) ma anche con programmi molto noti per le loro performance (es. Bazooka – vedi in fondo all’articolo ) e anche in questo caso la piastra si è comportata in maniera superba.

Memore dell’esperienza precedente, ho abbassato un pochino la DC Sensitivity in modo da avere un pin-point più preciso e, anche grazie all’esperienza accumulata, la mia precisione di individuazione e scavo è diventata “QUASI” assoluta. Ho scritto “QUASI” non a caso… fra poco spiegherò il perché…

Anche in questa condizione operativa i risultati non sono mancati e dopo un po’ (tenete conto che questo campo l’avevo già lavorato con la Eclipse 950 e con un ACE 250) sono iniziati a spuntare oggetti non ferrosi a varie profondità. Come al solito la profondità media è stata sicuramente superiore a quella ottenibile con la piastra standard in quelle condizioni di terreno. Dato il quasi inesistente inquinamento da ferro, non ho avuto modo di riprovare in modo intensivo la recovery speed e la sepazione dei target.

La seconda parte del test è avvenuta su un campo da pascolo bellissimo. Erbetta bassa bassa tipo campo da golf… sole stupendo… nessuno che scassava (a parte gli elicotteri che mi sorvolavano ogni 5 minuti!).

Dato che non avevo troppo tempo a disposizione, mi sono concentrato su alcuni test “artificiali”.

Ho scavato una bella buchetta da circa 22-25 cm (non vado in giro col righello!) e ci ho infilato dentro una moneta da 50 cents. Ho ricoperto il tutto e pigiato ben bene per far aderire la terra.

So per certo che ne la 950 ne la 6×10 sarebbero riusciti a sentirla con quella mineralizzazione (parliamo di un valore pari a 4 su 13.5 nella scala Jeff Foster dove 0 è mineralizzazione estrema e 13.5 è nessuna mineralizzazione) avendo già fatto quel test durante un’uscita precedente.

Bhè… la SEF la sentiva… e pure bene!

Per onestà va detto che l’audio era abbastanza solido e ripetibile mentre il Signagraph e il VDI erano piuttosto variabili anche se sempre con valori positivi. Dato che stavo usando il programma Bazooka che è notoriamente estremo e tende a dare anche diversi falsi segnali, ho pensato: “Ma non è che posso scambiare il segnale del mio target buono con un falso segnale e ‘tirare avanti’ senza fermarmi?” e allora ho voluto fare un secondo test che tagliava la testa al toro…

Ho abbassato i valori di AC Sensitivity da 80 a 67, la DC a 35 e il PreAmp Gain da 4 a 3.

Voi direte, “Ma che sei matto? Non sentirai una moneta manco se l’appoggi sulla piastra!!! Quei valori sono TROOOPPO bassi!”

Bhè… Il suono di soglia è diventato di velluto… Falsi segnali ZERO e… Passando la SEF sulla moneta: BEEEP!!! Beccata!!!! Impossibile confondersi ora!!! Ho fatto anche altre prove seppellendo altri oggetti ed ho avuto altre conferme. Morale della favola: se non siete interessati a profondità da sindrome cinese ma volete certezze e ottima profondità, NON SETTATE LA MACCHINA CON VALORI TROPPO ALTI! Seguendo questa filosofia mi sono trovato con una macchina ultra-stabile, silenziosissima e che, se segnalava qualcosa…era un target valido con un livello di confidenza di circa il 90%. E non ho perso tanto in profondità!

E’ certo che se siete interessati alla SUPER-PERFORMANCE dovrete, ma questo è comune a qualsiasi piastra, accettare un compromesso: settaggi “pompati”, un maggior numero di falsi segnali e quindi peggiore qualità di ricerca in senso ampio.

Un settaggio da super-esperti? Prendete il Bazooka, abbassate i valori di AC, DC e PreAmp ai valori che ho detto sopra, verificate di trovarvi in monofrequenza 15KHz, GEB Offset a +1, SweepSpeed a 1, HotRock Reject e BottleCap Rejection al minimo e Recovery Speed intorno a 10-12. Ground Filtering a seconda della mineralizzazione (se potete usare il valore 3 è meglio). Ma soprattutto VCO e MIXED MODE su ON…

So che il Mixed Mode non è per tutti… Causa parecchi mal di testa specie se siete in zone inquinate da ferro. Ma se non avete troppi problemi con la spazzatura metallica vi permette di iniziare a sentire il target prima di passarci sopra con la piastra! Divertimento assicurato!

Per concludere voglio tornare al discorso lasciato a metà sul PINPOINT….

Ho scritto che, con la pratica la precisione di scavo diventa QUASI assoluta. Infatti possono esserci i casi in cui potreste letteralmente diventare matti per trovare il target. Durante le mie ultime prove mi è capitato più di una volta di sentire un target con audio solido e signagraph solido. Verificavo la posizione col pin-point e, dopo aver individuato il punto esatto, iniziavo a scavare… Nulla…Eppure il meter è abbastanza preciso anche con la SEF… Scavo più a fondo… nulla… Allargo un po’ la buca…ancora nulla… Vado più giù… nulla… Eccheccacchio!

Poi, all’improvviso, mi ritorna in mente un brandello di un post di un forum americano dove si accennava a SEF e Segnali Fantasma. Bingo!

La SEF, per la sua particolare conformazione, spesso può ingannare l’operatore quando il target è messo con una particolare angolazione. Può accadere infatti che pur segnalando il massimo livello di segnale al centro della piastra, in realtà il target si trovi a lato della medesima. In altre parole il campo elettromagnetico è come se fosse deviato dall’angolazione del target e spostato lateralmente.

Ciò, a dire il vero, non capita di frequente, anzi, succede pochissime volte, ma quando succede è piuttosto noioso. Personalmente ho notato questo. Quando mi è capitato questo fenomeno, ho visto che, al lato della piastra, un paio di cm fuori dal suo bordo, il metal mi segnalava un altro target valido alla stessa profondità del primo. Scavando poi mi accorgevo che il target VERO si trovava più o meno in un punto a metà dei due target VIRTUALI segnalati.

A questo punto ho elaborato una strategia. Quando sospettavo una situazione del genere, usavo il PINPOINT per ispezionare l’area INTORNO al primo target segnalato per verificare la presenza del suo “Fantasma”. A quel punto scavavo tra i due punti e di solito funziona!

Ripeto… Su 100 segnali validi questo effetto fantasma potrà capitare 5-6 volte… Nulla di preoccupante quindi…e poi vi ho appena indicato come aggirare il problema.

Concludendo la mia prova riconfermo l’assoluta qualità di questo prodotto il cui acquisto consiglio vivamente specie a tutti coloro che cercano una piastra ultra-performante in profondità, copertura, stabilità e precisione nella discriminazione e nella separazione dei target.

Spero, nel prossimo futuro, di poter testare anche la sorella minore 12×10 per verificare, come dicono, che non perda troppo rispetto alla 15×12 garantendo però un peso sensibilmente inferiore.

Happy SEF Hunting!

Bodhi3

BAZOOKA PROGRAM PRG
BASIC ADJUSTMENTS: BAZOOKA
TARGET VOLUME 48 – 63 1 50
AUDIO THRESHOLD 0 – 42 2 15
TONE (AUDIO FREQ.) 0 – 255 3 231
AUDIO DISC. ON/OFF 4 ON
SILENT SEARCH ON/OFF 5 OFF
MIXED-MODE ON/OFF 6 OFF
A.C. SENSITIVITY 1 – 85 7 80
D.C. SENSITIVITY 1 – 60 8 50
BACKLIGHT 0 – 6 9 0
VIEWING ANGLE 1 – 25 10 25
PRO OPTIONS:
AUDIO RATCHET PINPOINT ON/OFF 1 OFF
S.A.T.SPEED 0 – 10 2 5
TONE I.D. ON/OFF 3 ON
V.C.O. ON/OFF 4 ON
MODULATION ON/OFF 5 ON
G.E.B. AUTOTRAC ON/OFF 6 ON
TRAC VIEW ON/OFF 7 OFF
AUTOTRAC SPEED 1 – 20 8 8
AUTOTRAC OFFSET -10 – +10 9 0
TRAC INHIBIT ON/OFF 10 ON
COARSE G.E.B. 0 – 255 11 AUT
FINE G.E.B. 0 – 255 12 AUT
DISCRIM-INATION DISC. EDIT -95 – +95  (n.a.) 13 REJ:-95,
BLOCK EDIT -95 – +95 14 -71
ACC:-70,
95
LEARN ACCEPT ON/OFF 15 OFF
LEARN REJECT ON/OFF 16 OFF
RECOVERY SPEED 1 – 40 17 16-20
BOTTLECAP REJECT 1 – 20 18 1
HOT ROCK REJECT 0 – 20 19 10-20
SWEEP SPEED 1 – 20 20 1
GROUND FILTERING 2 – 6 21 5
DISPLAY VISUAL DISC. ON/OFF 22 OFF
ICONS ON/OFF 23 PREF
V.D.I. SENSITIVITY 0 – 99 24 90
D.C. PHASE ON/OFF 25 ON
GRAPH AVERAGING ON/OFF 26 OFF
GRAPH ACCUMULATE ON/OFF 27 ON
FADE RATE 1 – 14 28 5
PREAMP PREAMP GAIN 1 – 4 29 3
MULTI FREQ. METHOD 2 FREQ. (BEST DATA) ON/OFF 30 OFF
2 FREQ. (CORRELATE) ON/OFF 31 OFF
V.D.I. NORMALIZED ON/OFF 32 ON
1 FREQUENCY (3kHz) ON/OFF 33 ON
1 FREQUENCY (15kHz) ON/OFF 34 OFF
Categories: DFX, TEST Tag:, , , , , ,

THEORY: Riparliamo di Ground Balancing…

21 gennaio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Qualche giorno fa, l’amico INFOMARCHE, moderatore del forum METAL DETECTOR FORUM MARCHE, mi ha posto i seguenti quesiti…

Ciao Bodhi credo che tu potresti chiare le idee meglio di me.
Quindi ti chiedo cortesemente se puoi spiegare come allineare al meglio la piastra con il terreno. A volte sentiamo parlare di “pompare la piastra” ma molti non sanno cosa vuol dire.
Molto importante anche spiegare la differenza tra track manuale ed automatico.
Spesso si danno per scontate alcune nozioni basilari…

Grazie!
Infomarche

Questa è stata la mia risposta…

Per capire a fondo il concetto di “BILANCIAMENTO DEL TERRENO” a cui tu stai evidentemente facendo riferimento, è necessaria una doverosa introduzione a partire dal fattore “GROUND EFFECT/EFFETTO TERRA”

Per semplicità ed economicità di tempo (ora sono in pausa pranzo), ripropongo qui una parte di un mio articolo pubblicato nel mio blog dove parlavo dei vari tipi di piastre e della teoria sottostante.

Premessa: Prima di questo brano avevo descritto come funziona una piastra a livello elettrico ed elettromagnetico, introducendo il concetto di “ANNULLAMENTO”(NULLING) ovvero di una sorta di “accordamento” elettrico tra bobina ricevente e trasmittente.

Per chi volesse rileggere l’intero articolo troverà il testo completo a questi link:

INTRO alle Piastre per VLF (I Parte)

Le Piastre per VLF e il Ground Effect (II Parte)

Ecco ora l’estratto:

(Omissis)

Il “Ground Effect” (Effetto Terreno)

Se è possibile in maniera abbastanza agevole, “accordare” una piastra e bilanciarla induttivamente quando ci si confronta con l’aria, discorso ben diverso è quando si opera sul terreno vero e proprio.

Spesso infatti quest’ultimo può essere, come si dice in gergo, “mineralizzato”. In altre parole può contenere delle particelle di minerale di ferro che possono disturbare e distorcere il campo magnetico trasmesso TX e produrre, di conseguenza, dei segnali ricevuti RX falsati.

Quando operiamo in aria, la forma del campo magnetico TX trasmesso ad esempio da una piastra concentrica, ha una forma sostanzialmente “OVOIDALE” (o a “Doppio Cono”). Mezzo cono sarà sopra la piastra, l’altro mezzo sarà sotto la piastra. E’ ovvio che a noi interessa maggiormente ciò che accade a quella metà che va SOTTO la piastra.

Cosa accade invece quando avviciniamo la piastra al terreno?

Quando lo facciamo, la forma del campo magnetico emesso sotto la piastra tende a “schiacciarsi”. Ciò non è collegato alle correnti parassite eddy come accade quando si incontra un oggetto metallico. Quello che causa questa modificazione geometrica è una vera e propria variazione di permeabilità magnetica dovuta proprio alla presenza di minerali ferrosi nel terreno. Tutto ciò ovviamente non potrà che far perdere alla piastra il proprio equilibrio induttivo creando, di conseguenza, un segnale RX. Ecco cos’è il “Segnale del Terreno” o GROUND SIGNAL.

Come ovviare a questo problema?

Bhè, i moderni metal detector possono effettuare un “Bilanciamento del Terreno” (GROUND BALANCING) in maniera fissa, manuale o automatica.

Come funziona il BILANCIAMENTO in soldoni?

Prima di tutto bisogna sempre ricordare che le macchine VLF analizzano le VARIAZIONE DI FASE dei segnali per identificare gli oggetti metallici che passano davanti alla piastra. Quando effettuiamo una “prova in aria” con un target metallico, l’unica fase che viene letta dal circuito RX dal MD è quella dell’oggetto metallico dato che, appunto, non c’è alcun segnale legato al terreno. Ma cosa succede quando l’oggetto è SEPOLTO NEL TERRENO? Avvicinando la piastra a quest’ultimo, inizieremo a “sentire” un rumore di fondo dovuto proprio al Ground Signal. Ovviamente anche il Ground Signal avrà una sua propria fase, esattamente come un qualsiasi oggetto di metallo. Ogni target metallico quindi non farà altro che SOMMARE LA SUA FASE A QUELLA DEL GROUND SIGNAL.

Sono sicuro che la maggior parte di voi avrà già intuito come funziona il Bilanciamento del Terreno…

Esso non fa altro che misurare il più possibile ISOLATAMENTE la fase del Segnale del Terreno e memorizzarla da una parte. Ora, durante la ricerca, quando passiamo la piastra sopra un target sepolto esso, come ho detto prima, farà leggere al detector una fase che è la somma dell’oggetto medesimo e del GROUND SIGNAL. A questo punto il metal detector effettuerà una “sottrazione del segnale” che aveva misurato all’inizio del processo di Bilanciamento in modo che il segnale finale sia SOLO quello del target. In parole semplici abbiamo tolto la “TARA” al “PESO LORDO” del segnale del Target.

E’ ovvio che se cambia il contenuto di mineralizzazione del terreno dovremmo ri-bilanciare il detector per ottenere sempre il risultato più efficiente. Come accennavo prima, questa procedura può essere fatta in maniera fissa (il costruttore imposta un valore “medio” che ritiene rappresentativo), manuale o automatica.

(OMISSIS)

Da questo punto in poi possiamo riprendere i temi della tua domanda a partire da una buona base teorica.

Tu mi poni tre questioni importanti (io gli ho dato solo un ordine diverso per motivi di logica consequenzialità):

1) Cos’è il track e che differenza c’è tra track automatico, manuale e fisso?

2) Come si può allineare (bilanciare) al meglio il metal col terreno?

3) Cosa significa “pompare” il metal sul terreno?

Passo subito alle risposte:
1) “Track” (o meglio AUTO-TRACK) è il termine utilizzato per indicare la procedura hardware/software per “Tracciare” (leggi “monitorare”) le variazioni di mineralizzazione del terreno e effettuare di conseguenza il bilanciamento del medesimo.Il metal insomma è capace di “sentire” le variazioni di segnale e, se esse superano un’ammontare predeterminato (o, in alcuni modelli, impostabile), effettuare il bilanciamento in maniera totalmente automatica senza, quindi, l’intervento dell’operatore.
In realtà poi, parlare di TRACK Manuale o Fisso non sarebbe corretto. Ciò che può essere Manuale o Fisso è il bilanciamento del terreno.
Nel primo caso è l’operatore che, agendo su pomelli o pulsanti, può impostare il livello che ritiene ottimale, nel secondo è la fabbrica stessa che imposta un valore medio che, ahimè, di solito non è modificabile a meno di non intervenire a livello di scheda elettronica.

2) Il consiglio migliore che ho ascoltato (e poi messo in pratica) circa il miglior modo di impostare il bilanciamento del terreno , riguarda la scelta del posto migliore per effettuare la procedura. Stiamo ovviamente parlando dell’impostazione manuale o, al limite, della procedura iniziale nel contesto automatico. Il consiglio è quello di cercare se possibile, con il pin-point della macchina, un punto del terreno che sia scevro di segnali metallici in un raggio di almeno un metro o giù di li. Oltre a ciò sarebbe opportuna la scelta di un posto che non sia troppo vicino a tralicci dell’alta tensione o al traffico elevato di autovetture (possibili fonti di inquinamento elettromagnetico). Cercate poi, specie con il bilanciamento automatico, di non poggiare la piastra a terra durante la procedura ma di mantenerla ad almeno 1 cm. Tutto ciò, ovviamente, è pensato per diminuire al minimo (per quanto possibile) i disturbi che potrebbero inficiare sulla qualità della procedura.

3) Il processo di POMPAGGIO del metal sta ad indicare quella fase iniziale di taratura del metal per raggiungere un bilanciamento ottimale del terreno dove si alza e si abbassa la piastra fino ad ottenere un tono sostanzialmente stabile e senza variazioni.
Se infatti il metal non è bilanciato potrebbe, all’avvicinarsi della piastra a terra, aumentare il suono di soglia a testimonianza di un’effettivo SBILANCIAMENTO NEGATIVO del metal. Parimenti potrebbe accadere che, avvicinando la piastra al terreno, il suono di soglia diminuisca di intensità. In questo caso si parla di SBILANCIAMENTO POSITIVO.
Ora, “pompando” in su e in giù la piastra, durante la procedura di bilanciamento, si da modo al metal di monitorare queste variazioni in aumento e diminuzione e di compensare (bilanciare appunto) elettronicamente la macchina.
Il processo ovviamente si interrompe quando la variazione positiva e negativa del suono di soglia è sostanzialmente nullo.

Per concludere vi lascio però con un monito: NON E’ SEMPRE DETTO CHE UNA MACCHINA BILANCIATA PERFETTAMENTE SIA LA PIU’ PERFORMANTE IN ASSOLUTO. Possono esserci dei casi dove un leggero sbilanciamento positivo o negativo possono essere molto più proficui.

Chi legge il mio blog sa già la risposta del perchè è vero ciò che ho detto. Vediamo un po’ se qualcuno sa rispondere…

Ma guarda un po’ se mi tocca pure fare le interrogazioni qui dentro… ahahahahaha… roba da matti!!! :D :D :D

Happy I’MSorryProfIDidn’tStudyYesterdayBecauseMyGrandmaIsDead Hunting!
Bodhi3

Theory: FBS… Full Band Spectrum… The Final Part!!!

20 gennaio 2010 bodhi3 1 commento

Ringrazio l’amico Pino del forum SUPERELITE per avermi dato lo spunto necessario per pubblicare la seconda parte (clicca qui per la prima parte) di questo mio lavoro divulgativo sulla tecnologia Full Band Spectrum.

Come al solito, chino il capo davanti a fisici e ingegneri e chiedo il loro perdono preventivo per le inevitabili imprecisioni e semplificazioni adottate.

Come ho già spiegato nella prima parte dell’articolo, l’FBS è stata sviluppata da Candy come naturale evoluzione della BBS usata ad esempio nel SOV. Si tratta dell’applicazione pratica del brevetto di Candy, se non sbaglio del 1994, per Metal Detecting usando onde rettangolari multi-periodo nel dominio del tempo. In realtà quindi si tratta di una tecnologia più vicina al P.I. che al VLF. Anzi, di quest’ultima non condivide quasi nulla. La storia delle 28 frequenze trasmesse contemporaneamente è un abile gioco di marketing sai? In realtà le armoniche significative sarebbero teoricamente 33 (almeno nel range 1-100KHz dichiarato dalla Minelab) ma 5 vengono bellamente ignorate perchè non così determinanti ai fini dell’analisi successiva. L’FBS comporta la trasmissione di un treno di impulsi di durata fissa (circa 660 microsecondi pari a circa 1.5KHz) ma composto da onde rettangolari a periodo variabile. Grazie alla particolare forma d’onda, alla multi-periodicità e ad una semplice legge fisica sulla sommatoria delle onde, le armoniche coinvolte sarebbero teoricamente infinite ma, ai fini delle operazioni di analisi che interassano al MD, ci sono tecnicamente 33 armoniche secondarie significative. Come dicevo prima, la Minelab sostiene di trasmetterne solo 28. Evidentemente reputano 5 armoniche ridondanti o poco significative.

Come ho chiarito nel blog, l’utilizzo del treno di impulsi fa appunto immediatamente pensare alla tecnologia Pulse Induction.  E non ci sbagliamo più di tanto infatti! Il P.I. sostanzialmente “spara” il treno d’onda… spegne la trasmissione e POI va  ad analizzare il segnale ricevuto di rimando dalla piastra. E’ un po’, per fare un esempio stupido e forse non perfetto,  come se fosse un sonar… Parte un impulso… colpisce il target, interagisce con quest’ultimo e poi torna indietro e viene rilevato ed analizzato dalla macchina.

Qual’è il vantaggio di questo sistema? Bhè… bisogna spiegare velocemente qualche piccolo fondamento di teoria elettromagnetica per capirlo bene. Per non dover reinventare l’acqua calda, riporterò di seguito un pezzo di un articolo che ho scritto pochi giorni fa proprio sull’argomento “PI e Mineralizzazione” che ci aiuteranno a capire meglio:

“(OMISSIS)

(Nei P.I) la gestione della mineralizzazione salina e ferrosa è molto più semplice mancando completamente la componente X (reattiva) nel segnale indotto ricevuto dalla piastra e che rappresenta la parte più consistente del segnale proveniente dal terreno/battigia complessivamente rilevato dalla macchina. Come

già saprete, il segnale derivante dal campo magnetico generato da target e/o terreno può essere meglio descritto come composto da 2 componenti: X e R. La prima (X), detta anche componente REATTIVA, ha la stessa forma del segnale TX trasmesso dal metal e ne segue ISTANTANEAMENTE l’andamento.

La seconda (R), detta anche RESISTIVA o Lossy, è ciò che rimane delle correnti eddy dopo la sottrazione della componente reattiva e segue l’andamento storico del segnale trasmesso. Per fare un esempio semplice è un po’ come l’inerzia di una macchina dopo che abbiamo inchiodato. Per un po’ l’auto continua ad andare avanti ma, ovviamente, il tempo e lo spazio di frenata dipendono dalla velocità a cui stavo andando al momento della frenata, dal tipo di freni/pneumatici etc.

Ogni metallo ha un rapporto X/R caratteristico ed è questo che va analizzato per arrivare ad una corretta discriminazione. Ora… Il terreno mineralizzato ha una forte componente X e una molto molto minore componente R (che di solito è comunque meno intenso dell’X).

Cosa accade nei Pulse Induction per cui si dice che si facciano un baffo della mineralizzazione?

Semplice… o quasi… ehehehe

Per dirla in parole semplici, il Metal Pulse Induction “spara” un treno di picchi di voltaggio creando un campo magnetico nel terreno. Appena finito il treno, spegne tutto (a differenza dei VLF che invece trasmettono il segnale in continuazione) e resta in ascolto della risposta della zona ispezionata.

Il segnale RX ricevuto dalla piastra sarà però (a differenza dei metal VLF) composto solo dalla componente (scusate ancora il gioco di parole) R perché la componente X, essendo ISTANTANEAMENTE LEGATA AL SEGNALE TRASMESSO, verrà a mancare dato che, come ho detto prima, nel PI abbiamo “spento tutto” dopo la trasmissione del TRENO DI IMPULSI.

Rimarrà quindi, giova ripetere, solo la parte R e non avremo più la componente X (che ha valori piuttosto importanti nel terreno), a confondere le idee del metal detector.

Ci siamo quasi…

Sarà dunque facile, per il Metal PI andare a verificare che un R basso e poco variabile è derivante dal terreno. A questo punto, fissato questo valore di “fondo”, esso potrà essere più facilmente sottratto dai segnali successivamente rilevati (eccola LA SIGNAL SUBTRACTION!!!) dai target che passeranno sotto la

piastra.

Rovescio della medaglia?

Credo che parecchi abbiano già intuito…

Ho detto sopra che per identificare correttamente un target bisogna analizzare il suo rapporto X/R. Ahimè qui abbiamo solo la componente R e può accadere che metalli diversi possano avere R uguali o che, a causa proprio della sottrazione della R del terreno, le carte si imbroglino…

Ecco perchè, in parole povere povere (magari non troppo strettamente rigorose) i P.I. riescono molto bene a dirti che  QUALCOSA SOTTO C’E’… anche se non si sa bene COSA… :D “

PS Chiedo scusa nuovamente ad ingegneri e fisici per la trattazione “all’acqua di rose” dell’argomento. Richiederebbe sicuramente maggiore precisione ma, penso, perderebbe di semplicità e immediatezza. Scusate ancora.”

A questo punto abbiamo inserito un pezzo importante del puzzle che ci serve per capire come funziona sommariamente il FBS.

Cosa accomuna e cosa differisce tra FBS e P.I.?

Ho detto prima che nel P.I. il treno di impulsi viene sparato, si spegne la trasmissione e POI si ascolta…

Nell’FBS invece non si spegne mai la trasmissione: I treni sono continui…

Quando viene effettuato l’ascolto allora? Bhè…possiamo dire, in maniera un po’ semplicistica, tra un vagone e l’altro, ovvero al termine di ogni singolo impulso multi-periodale (ovvero di durata possibilmente diversa). E cosa viene “ascoltato”, chiederete voi? Tutti sappiamo che nei VLF viene misurato il ritardo di fase dell’onda ricevuta. Nel caso dell’FBS ciò che viene analizzato è l’ANDAMENTO DECADENTE NEL TEMPO DELL’INTENSITA’ DEL SEGNALE INDOTTO DALLE CORRENTI EDDY DEL TARGET.

Mamma mia che paroloni!

Purtroppo mi è impossibile spiegare qui e in poche parole questo concetto che è alla base della teoria di funzionamento dei metal detector. Se siete interessati ed avete un po’ di tempo da perdere potete andare a rileggere il mio articolo sulle piastre per VLF dove spiego con concetti semplici queste cose. Spero solo che chi un pochino di teoria ne mastica abbia afferrato ciò che ho appena scritto.

Qual’è la MANDRAKATA che ha pensato Candy diranno i più esperti? Il buon Bruce l’ha pensata proprio bella! Ha pensato che, se possiamo unire il pregio fondamentale dei PI di annullare sostanzialmente la componente X della mineralizzazione del terreno attraverso l’impiego di un Treno di impulsi e in più ci mettiamo che questo treno è composto da onde rettangolari di lunghezza diversa che a loro volta sono sostanzialmente la rappresentazione di frequenze diverse otterremo un altro vantaggio.

Quale? Ora ci arriviamo…

Candy ha osservato che metalli diversi (caratterizzati da un rapporto X e R diverso ) “reagiscono” diversamente quando sono “colpiti” da frequenze diverse (nell’FBS … da onde di lunghezza diversa).

Ha potuto quindi costruire una funzione matematica che mettesse in relazione queste due componenti e ha stabilito che diventasse un punto di riferimento da utilizzare come termine di confronto per l’identificazione del metallo che potrebbe essere rilevato dalla piastra del metal.

Ci siamo quasi… un pizzico di pazienza e la purga finisce dai… :D

L’FSB, campionando l’andamento decadente nel tempo dell’intensità del segnale indotto dalle correnti eddy del target rilevato per ALMENO 3 VOLTE (per avere dati affidabili e consistenti) al termine di ogni “vagoncino” che compone il treno d’onda, può confrontarlo con la funzione matematica che ho spiegato poco fa, riesce a “capire” quale metallo è presente sotto la piastra grazie alle differenti “reazioni” del metallo stesso alle differenti frequenze che lo “colpiscono” e a minimizzare (come dicevo prima) l’effetto negativo della mineralizzazione.

Questo ovviamente è un modo molto, molto, molto, molto semplice per spiegarlo… (alla faccia del C…. direte voi… ahahahah)

Ecco la genialità del FSB! Tutti in piedi per Bruce Candy!

Rovescio della medaglia? Una richiesta di risorse non indifferente in termini di energia elettrica e di potenza di calcolo (capite ora perché l’FSB può sembrare “lento” nella risposta?) e una precisione discriminatoria non proprio stabilissima.

Prima di concludere voglio solo aggiungere una cosa. Dovete pensare che in Australia, patria della Minelab, il problema prioritario è quello della elevata mineralizzazione. Ecco perché Mr. Candy si è focalizzato maggiormente nella soluzione di questo problema e perché, a differenza di quasi tutti gli altri modelli in commercio di altre marche, la Minelab è l’unica che monta di serie delle piastre DoppiaD.

Si… lo so… questo post è TROOPPO LUNGO…

Spero che vogliate perdonarmi…

Happy FinallyThe2ndPart Hunting!

Bodhi3

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V3: Misurazioni della Mineralizzazione

19 gennaio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Ciao, Bodhi3, quando avevo il  Fisher F5, mi risultava facile leggere questo parametro per me molto importante per rimpostare poi tutto il metal. Anche col DFX, che ho avuto, ricordo che si poteva leggere il valore di mineralizzazione del terreno con un numeretto mi pare alla sinistra in alto del display.
Mi pare questo si possa fare pure col V3, ma il manuale inglese, spiega poco e poco chiaro.
Pui risalire a queste informazioni, in modo da capire praticamente come fare a leggere la mineralizzazione con un numero?

Ciao!
Marea”

Rispondo qui all’amico Marea perchè forse può interessare più utenti.
Nella tua mail tu facevi riferimento ad una feature del White’s DFX (e anche XLT) molto molto utile anche se poco chiara a molti utenti: il cosiddetto DC PHASE.

Questa funzione, attivabile attraverso il Menu PRO, permetteva di indicare, quando si attivava la modalità PINPOINT per mezzo del grilletto, una misura del “Ritardo di Fase” riveniente dalla lettura del terreno. Questo valore rappresentava una risultante complessiva del ritardo di fase del segnale trasmesso dal metal influenzata sia dal terreno che da eventuali target metallici sepolti.

L’uso più comune del DC PHASE era possibile, in tempo reale, sapere se il terreno aveva una prevalenza di mineralizzazione ferrosa o di mineralizzazione salina.

La presenza maggioritaria di mineralizzazione ferrosa avrebbe fatto indicare valori di DC PHASE più vicini al valore -95 mentre quella salina avrebbe “tirato” verso il valore 0. Va da se che la contemporanea presenza di entrambi i tipi di mineralizzazione (è il caso della battigia con sabbie nere) avrebbe comportato un valore intermedio tra i due.

Non deve essere commesso però l’errore di pensare che un valore DC PHASE di -94 significhi che la mineralizzazione sia più intensa di quella letta in un terreno con DC PHASE pari, ad esempio, a -90. Questo minor valore potrebbe infatti essere influenzato dalla contemporanea presenza di mineralizzazione salina legata spesso ad alcuni fertilizzanti ad uso agricolo. Anche tenendo conto di questo fattore, il DC PHASE comunque risultava utile per farsi un’idea della situazione della mineralizzazione e  quindi ci permetteva di attuare strategie “d’attacco” più efficienti (utilizzo di piastre DD, settaggi particolari etc)

Per misurare invece l’effettiva intensità della mineralizzazione (ferrosa o salina) si poteva utilizzare un metodo empirico ideato da Jeff Foster (una vera autorità nel panorama White’s) che consisteva nell’alterare ad hoc il sistema di bilanciamento del terreno per far vedere quest’ultimo al detector “come se fosse un target” per poi misurarne, tramite il profondimetro, un valore corrispondente alla forza della mineralizzazione.
(chi volesse approfondire questi argomenti e alcuni temi correlati potrà consultare i miei articoli sul mio blog:

http://bodhi3.wordpress.com/2009/11/09/tecniche-avanzate-di-ricerca-uso-del-dc-phase/

http://bodhi3.wordpress.com/2009/11/09/dfx-misurazione-dell%e2%80%99effetto-di-mineralizzazione-del-terreno/

Chiusa la parentesi introduttiva DFX/XLT passiamo al vero soggetto della questione… Come conoscere questa informazione con lo Spectra V3?

Leggendo il manuale inglese, al paragrafo dedicato alla SENSITIVITY (se non ricordo male intorno a pagina 33) si leggerà che (la traduzione è mia… scusate eventuali imprecisioni/adattamenti):

Quando il controllo “Live” di Sensitivity è evidenziato, premendo il tasto ZOOM sarà possibile accedere al menù Senditivity con una sezione Probe (trad. Sonda/piastra) nel lato destro del display. Quando è evidenziato il valore RX GAIN, con la piastra tenuta ferma sopra il terreno, la piastra fornirà le seguenti preziose informazioni:

(I valori sono solo ad uso esemplificativo)

1) Signal = % . 15%. Ciò significa che il V3 sta perdendo il 15% del segnale trasmesso. In altre parole, il 15% del segnale trasmesso è disturbato e degradato dalla mineralizzazione del terreno, dalla resistenza elettrica e da altri tipi di interferenza. E’ molto raro trovare terreni dove il 100% del segnale trasmesso viene ricevuto senza perdita.

2) Noise = % 0.0 Ciò indica che c’è una inusuale bassa percentuale di Noise (“rumore”) esterno (zero) nell’area di ricerca. Con un Noise contenuto e con condizioni di bassa mineralizzazione è possibile, anzi raccomandabile, aumentare il valore di RX Gain. Una percentuale alta di Noise suggerisce invece l’utilizzo di un differente metodo di frequenza (esempio, passare monofrequenza 22.5KHz) o applicare un leggero offset delle frequenze (N.d.B3. quando, ad esempio, il Noise è generato da altri metal detector vicini)

3) Best RX Gain = 5 . Basandosi sul segnale ricevuto, sul rumore esterno e sulle opzioni impostate, lo Spectra suggerisce un valore di RX Gain ottimale. Questo suggerimento può variare a seconda delle impostazioni settate o al cambiare della piastra utilizzata.

Bene. Questi valori saranno quindi utilizzabili per misurare, con una certa attendibilità, l’intensità della mineralizzazione senza ricorrere al sistema Jeff Foster citato prima. Complimenti alla White’s per averlo implementato.

Gli ingegneri però non si sono limitati a fornirci strumenti per misurare l’intensità (anche se poi è la cosa che ci interessa di più) della mineralizzazione, ma hanno implementato anche degli indicatori per segnalarci qual’è la tipologia di mineralizzazione più intensa nel terreno (un po’ come con il DC PHASE del DFX/XLT ma ancora più sofisticato e funzionale).

Riprendo il manuale e, alla sezione dedicata al GROUND PROBE, possiamo leggere (sempre traducendo)…

Dai LIVE CONTROLS, quando è evidenziato il Ground Tracking, premendo il tasto ZOOM, si accede al menu standard con un Ground Probe nel lato destro del display. Premete il tasto Menu/Tab to Zero con la piastra in aria e poi premete Enter. A questo punto è possibile abbassare la piastra a terra e verranno mostrati alcuni importanti valori del terreno. Se deponete un target sul o nel terreno e ci abbassate la piastra sopra, i dati riguarderanno sia il target che il terreno.

Ecco ciò che apparirà:

- La Phase (Ritardo di Fase) sottoforma di VDI normalizzato (N.d.B3. Praticamente il DC PHASE del DFX/XLT!)
- L’angolo di fase in gradi (360 gradi di phase) in percentuale per ogni singola frequenza (FANTASTICO! N.d.B3)
- L’intensità di segnale (sottointendendo l’uso di un RX Gain idealmente posto a 8) in percentuale per ogni frequenza (ARIFANTASTICO!)

Confrontando queste informazioni in differenti contesti operativi, l’utente esperto potrà estrapolare preziose informazioni per scegliere le corrette impostazioni. Ovviamente le impostazioni o le piastre adottare possono far variare i valori riportati di intensità (strength) del segnale, fase e misurazione del VDI.” (dal Manuale dell’Utente del V3)

Ora abbiamo tutto ciò che ci serve per capire con che tipo di mineralizzazione abbiamo a che fare e quanto essa sia intensa.

Niente male no?

Happy GoodJobWhite’s Hunting!
Bodhi3

TEST: Prima uscita con la SEF 15×12…

16 gennaio 2010 bodhi3 1 commento

Come annunciato ieri, stamattina ho iniziato i primi test “live” della piastra SEF 15×12 che ho avuto in prestito da un gentile amico di ricerca.

Come molti sanno, i terreni che di solito frequento hanno una mineralizzazione ferrosa medio alta (in una scala da 1 a 15, di solito si attestano tra 10 e 12.5) quindi le piastre Doppia D dovrebbero avere un certo margine di vantaggio rispetto alle concentriche di pari misura.

La SEF (Symmetric Electro-Magnetic Field – Campo Elettro-magnetico Simmetrico), chiamata anche Butterfly (farfalla) per via della sua particolare geometria, rappresenta forse la massima evoluzione delle DoppiaD.

Progettata dalla Detech con un tempo di sviluppo di circa 3 anni, vede nel suo arsenale 5 modelli (prodotti poi per diverse marche e modelli di metal detector):

- SEF 8×6 (L’ultima nata!)

- SEF 12×10

- SEF 15×12 (Quella che sto testando)

- SEF 18×15

- SEF 21×17

Va da se che i numeri indicati sopra indicano le dimensioni verticali e orizzontali in pollici.

La piastra è arrivata a casa mia in un cartone bianco con il logo SEF arancio e rosso in fondo nero. Le dimensioni sono davvero ragguardevoli! Circa 38×30,5 cm!!! Rispetto a questo modello, la Eclipse 950, piastra standard da 9.5″ (circa 24 cm) del mio DFX sembra proprio piccolina!

Una delle mie preoccupazioni, ancora prima di ricevere questa piastra, era il suo peso. Avevo letto da diverse parti che le SEF, a partire dalla 12×10 in su, risultano piuttosto pesantine. Non appena ho sballato la confezione e ho sollevato la bobina ho tirato un mezzo sospiro di sollievo. Pur se veramente grandicella, la 15×10 non mi è sembrata poi così un macigno come avevo letto. Per pura curiosità l’ho messa su una bilancia alimentare e il display digitale mi ha indicato un peso di poco più di 700 grammi. All’incirca un paio di etti in più rispetto alla Eclipse 950. Tenendo conto che stiamo parlando di una piastra, la SEF, che è circa, fatte le debite proporzioni, il 30% più grande di quella standard, mi sembra che la differenza di peso sia piuttosto contenuta.

Stamattina, verso le 9.30, mi sono recato in un campo vicino casa mia che aspettava da un po’ di tempo di essere ri-spazzolato a dovere. Conoscevo bene la caratteristiche del terreno per averlo già iniziato a sondare con la Eclipse 950 e con la mia nuova Eclipse DD 6×10, la sua mineralizzazione media (misurata col metodo Jeff Foster) e il livello di umidità. Condizioni perfette ed ideali per un primo test serio per questa piastra.

Il montaggio è avvenuto senza alcun tipo di problema: la vite con bullone standard della White’s è perfetta per questo modello. Un veloce avvolgimento del cavo intorno all’asta del metal, l’inserimento dello spinotto con vite di sicurezza e via… accendiamo lo strumento!

La piastra, pur pesando 200 grammi in più rispetto alla 950 non sbilancia troppo il DFX in avanti. Il peso extra un po’ si sente, questo è vero, ma come si suol dire “pensavo peggio…”. Tenete conto che la piastra mi è stata prestata e quindi ho avuto la naturale tendenza di tenerla un po’ più sollevata da terra, con un evidente sforzo supplementare, per minimizzare i possibili contatti con pietre o altri ostacoli che potessero graffiarla eccessivamente. Da notare che la SEF viene venduta con il suo copri piastra, quindi è possibile, per chi l’acquista, iniziare subito a spazzolare senza troppe preoccupazioni.

Ho impostato, per iniziare, un programma di fabbrica, il RELIC, per vedere come si comporta con impostazioni piuttosto “tranquille” e conservative. La prima sensazione è stata quella di una stabilità sconcertante per le dimensioni di questa piastra. Silenziosa, stabilissima, senza falsi segnali, ha iniziato subito a far vedere di che pasta è fatta segnalando target non-ferrosi con audio solido e VDI e Signagraph piuttosto stabili. La profondità, con il programma standard caricato, mi ha subito meravigliato. Di solito, nei miei terreni, con il RELIC e la 950 o la 6×10 non si riesce a raggiungere profondità troppo elevate. Diciamo che la norma è tra i 5 e i 12-15 cm. Bhè, la SEF mi ha fatto subito scavare un target non ferroso delle dimensioni di una moneta a circa 20 cm!

Continuando a spazzolare, ho “pompato” il mio DFX con programmi molto più spinti. Mi aspettavo, da quello che avevo letto in alcuni forum, che la SEF facesse impazzire il Metal…
E invece? Ancora abbastanza stabile!!! Molto di più della 950 o della 6×10!

L’entusiasmo è cresciuto di pari passo all’aumento dei parametri di sensitività! E, di conseguenza, la profondità delle buche che la SEF mi ha fatto scavare. Tenete conto che alla fine delle quasi 5 ore di test, in un campo già parzialmente lavorato, ho scavato buche fino a 28-30 cm per target delle dimensioni medie di una moneta o anche meno!

La cosa per me più impressionante è stato non tanto il raggiungimento del top della profondità a 30 cm… ma il fatto che la MEDIA delle buche sia notevolmente più profonda di quelle che la 950 o la 6×10 mi hanno fatto fare. Questo perché, statisticamente, i target dalle mie parti non vanno mai troppo a fondo. Posso dire questo con una certa tranquillità datami dall’aver fatto un uso massivo della modalità di ricerca NO-MOTION che, come sapete, permette di raggiungere profondità assai superiori a quelle ottenibili in modalità MOTION.

Altro mio dubbio sulla SEF 15×12 riguardava la sua capacità di rilevare oggetti piccoli. Di solito le piastre grandi dimostrano di soffrire molto con target minuti. E invece, altra grande sorpresa!
La SEF mi segnala nettamente un target non ferroso a circa 10-12 cm: scavo e… Incredibile! Una monetina piccina piccina piccina! Circa 7 mm di diametro per uno spessore di circa 1 mm!!
Sono certo di aver stra-ripassato quel punto con la 950 e con la 6×10 senza aver avuto segnali affidabili e sono altrettanto stra-convinto che almeno la 950 non mi avrebbe mai segnalato correttamente quella monetina! Che dire? FANTASTICO!!!

Il Pin-point della piastra si rivela un po’ meno chirurgico della 950 ma senz’altro all’altezza della situazione. Come tutte le DoppiaD ci vuole un po’ di pratica ma dopo un po’ si impara ad individuare il punto di scavo con una discreta precisione. Tenete anche conto che l’incremento medio della profondità di rilevazione disturba sempre un po’ la precisione del pinpoint di QUALUNQUE piastra. Ecco perché la SEF ti costringe a fare un po’ di esercizi in più.

La separazione dei target si è rivelata assolutamente sorprendente. Non mi aspettavo, da una bobina così grande, una capacità così elevata di districarsi tra i vari target sepolti.

Ora vorrei dare qualche consiglio per chi userà questa piastra con il suo DFX: diminuite la Recovery Speed di circa un 30% e la Sweep Speed portatela al minimo (1). Questo per tarare la macchina alle generose dimensioni in larghezza della SEF. Impostate la PreAmp al massimo valore che permetta di tenere la macchina stabile collegandola ad un opportuno AC Sensitivity.

Abbassate pure tranquillamente un pochino la DC Sensitivity se sentite che il pin-point vi mette un po’ in difficoltà. Questo, ovviamente, se non siete pazzi come me ad usare il DFX in Mixed Mode.

Se volete andare sul velluto impostate il modo multi-frequenza Best Data e pompate pure le sensitivity per compensare la naturale perdita di performance di questa modalità rispetto alle Single-Frequency.

Se siete più temerari e il terreno ve lo consente, via con il 15KHz, PreAmp a 4 , AC sens a 80, Ground Filtering a 3-4, VCO su ON e Mixed Mode acceso! Vi divertirete sicuramente!!!!

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo… Il peso extra della piastra… Ma ho già pensato di procurarmi una corda elastica (quella che si usa per fissare le cose sui portapacchi dell’auto) con i ganci per realizzare il mio “Swingy Thing” e risolvere anche questo problema. Per coloro che invece proprio non possano gestire questo piccolo peso in eccesso, magari la 12×10 può essere la soluzione…

Concludendo questo primo test, assolutamente POSITIVISSIMO, posso dire che la sensazione che mi ha lasciato la SEF 15×12 è questa: “Se c’è un target sotto terra… La SEF lo troverà!”

Happy Symmetric Hunting!

Bodhi3

TEST: SEF 15×12… Iniziano le prove…

15 gennaio 2010 bodhi3 Lascia un commento

Grazie alla squisita disponibilità di un amico di ricerca, che ringrazio ancora, ho la possibilità di testare una piastra SEF 15×12 con il mio DFX.

Domani mattina, tempo permettendo, inizieranno le prove.

Queste avverranno in contesti di ricerca reale e, solo in caso di maltempo, verranno effettuate verifiche in aria.

Sinceramente non vedo l’ora di iniziare!

E’ ovvio che poi pubblicherò le mie impressioni d’uso a beneficio degli interessati.

Happy Butterfly Hunting!
Bodhi3

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